" In certo senso, ogni realtà è misteriosa per Van Eyck; tutto è per lui unico e singolare ed egli si trova dinanzi all'oggetto come se lo scoprisse per la prima volta.
In un tale universo, ove nulla è intercambiabile, l'accessorio e l'inanimato assumono così il medesimo valore fisionomico di un volto ".
H. Focillon, Art d'occident, 1938
Eccoci così di fronte a 157 cm di tavola che si aprono davanti ai nostri occhi mostrandoci ciò che un uomo del 1436 intendeva per fare pittura.
Il mondo di Van Eyck è lontano per noi, tuttavia più mi soffermo su questa ormai antica rappresentazione e meno avverto questa distanza, c'è come una sorta di modernità che traspare da come tutto nell'opera è stato osservato e considerato prima di essere dipinto, qualcosa che rimanda alla fotografia, con la sua straordinaria capacità di registrare anche il minimo dettaglio, o all'iperrealismo con il suo dichiarato intento di creare realtà.
Si perchè, al di là della rappresentazione formale che risente del passaggio dal medioevo verso la nuova maniera, qui c'è il lavoro di un uomo che vedeva con occhi nuovi la sua realtà.
Ma veniamo all'opera.
In un tale universo, ove nulla è intercambiabile, l'accessorio e l'inanimato assumono così il medesimo valore fisionomico di un volto ".
H. Focillon, Art d'occident, 1938
Eccoci così di fronte a 157 cm di tavola che si aprono davanti ai nostri occhi mostrandoci ciò che un uomo del 1436 intendeva per fare pittura.
Il mondo di Van Eyck è lontano per noi, tuttavia più mi soffermo su questa ormai antica rappresentazione e meno avverto questa distanza, c'è come una sorta di modernità che traspare da come tutto nell'opera è stato osservato e considerato prima di essere dipinto, qualcosa che rimanda alla fotografia, con la sua straordinaria capacità di registrare anche il minimo dettaglio, o all'iperrealismo con il suo dichiarato intento di creare realtà.
Si perchè, al di là della rappresentazione formale che risente del passaggio dal medioevo verso la nuova maniera, qui c'è il lavoro di un uomo che vedeva con occhi nuovi la sua realtà.
Ma veniamo all'opera.

Sulla destra, San Giorgio presenta il canonico Van der Paele alla Vergine; osserviamo più da vicino ...
... la sua armatura, della quale Van Eyck non si è limitato a ricreare gli effetti puramente
metallici,
bensì anche ciò che si rifletteva sulla sua superficie ...
metallici,
bensì anche ciò che si rifletteva sulla sua superficie ...

... qualcosa che vediamo anche qui ...

... e qui.

L'immagine riflessa del rosso manto della Vergine e la sua deformazione sulle superfici dell'armatura rappresentano sicuramente il superamento del puro descrivere, pur ridondante di effetti e dettagli.
Questi riflessi da soli, al di là di ogni altra ricca descrizione di oggetti dichiarano lo spirito dell'artista, il suo guardare al mondo per un nuovo "vedere".
Vedi un'altra opera di Van Eyck con alcune sue particolarità nascoste su:
http://www.gabriopojana.it
alla pagina "I grandi capolavori ad olio"
Altre immagini su:
www.wga.hu/frames-e.html?/html/e/eyck_van/jan/index.html
Questi riflessi da soli, al di là di ogni altra ricca descrizione di oggetti dichiarano lo spirito dell'artista, il suo guardare al mondo per un nuovo "vedere".
Vedi un'altra opera di Van Eyck con alcune sue particolarità nascoste su:
http://www.gabriopojana.it
alla pagina "I grandi capolavori ad olio"
Altre immagini su:
www.wga.hu/frames-e.html?/html/e/eyck_van/jan/index.html


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